Origine e storia
L'Abbazia di Saint-Méen fu fondata nel VII secolo da Mevennus (o Mewen), nipote del vescovo Samson de Dol, su un sito poi chiamato Saint-Jean de Gaël. Il re bretone Judicaël (648–652), dopo abdicato, morì lì nell'odore della santità, dando al luogo un prestigio religioso duraturo. L'abbazia fu distrutta per la prima volta dalle truppe di Carlo Magno (799 o 811), poi ricostruita nell'816 da Abbé Hélogar, vescovo di Saint-Malo. Le invasioni vichinghe del 919 portarono al suo abbandono e alla dispersione delle reliquie (da Saint Méen a Saumur, da Judicaël a Marnes). Fu restaurata solo nel 1024 da Abbé Hinguethen, sotto l'impulso del duca Alain III di Bretagna, a 2 km dalla sua posizione originaria.
Nel XII secolo, l'abbazia romanica, in cattive condizioni, fu parzialmente ricostruita (trasporto e coro), impiegando pietre dall'edificio precedente. Due portici romanici rimangono oggi nella parete della navata. Nel XIII-14esimo secolo, la sala capitolare (ora Cappella di San Vincenzo) e il coro furono ricostruiti, mentre i murales decorarono le pareti. L'inizio iniziò nel 1445 con Robert de Coëtlogon, un influente abate e diplomatico di Breton, sepolto nella cappella di Saint-Michel. I conflitti tra monaci e abate culminarono nel XVII secolo, portando alla secolarizzazione dell'abbazia nel 1660 da una bolla di papa Alessandro VII, affidando i luoghi ai lazaristi (priti della missione).
I secoli XVII e XV videro una grande ricostruzione: gli edifici del convento furono costruiti da Antoine Fagon (1698-12), mentre la chiesa, minacciosa, fu restaurata nel 1745 (chiesa, transetto nord, torre). La navata, demolita nel 1771, fu sostituita da un cancello mosso sulla facciata ovest. Durante la Rivoluzione, l'abbazia divenne proprietà nazionale (1790), e fu ceduta al comune nel 1809. Trasformato in un piccolo seminario dal vescovo Claude-Louis de Lesquen (1825), ospita anche la Congregazione di Saint-Méen. La chiesa, disorientata nel 1850, divenne parrocchia dopo la distruzione della vecchia chiesa della città (1807). Classificata come monumento storico nel 1990, rivela ancora affreschi dal XIII al XIV secolo e un campanile restaurato nel 1970.
L'edificio attuale, a forma di croce latina, presenta un transetto saliente, una navata sul lato nord, e una cappella di San Vincenzo (vecchia sala capitolare) decorata con murales narrano la vita di San Méen. La torre, alta 46 metri, mescola elementi dell'XI-XVII secolo, con capitelli intagliati (pezzi incrociati, motivi vegetali) e baie ristrutturate. I resti romanici includono un arco a doppio rullo, risalente alla fine dell'XI secolo, e frammenti di dipinti di ocra. Il coro, a volte dogive, contrasta con la navata carpentata. Tra gli elementi notevoli figurano la tomba di Robert de Coëtlogon, altari rinascimentali e una pala d'altare del XVII secolo.
Gli scavi archeologici (1984-1986) rivelarono murales nella cappella di San Vincenzo, risalenti alla fine del XIII o all'inizio del XIV secolo, così come tracce di vetro colorato dal XIII al XIV secolo nel transetto. Queste scoperte confermano l'importanza artistica dell'abbazia, nonostante le successive distruzioni. Dopo il 1975, gli edifici del convento furono convertiti in abitazioni, mentre l'abbazia, ancora attiva come chiesa parrocchiale, conserva il suo status di monumento storico. La sua storia riflette gli sconvolgimenti religiosi, politici e architettonici della Bretagna, dal primo Medioevo all'epoca contemporanea.
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