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Dolmen de Pech de Grammont à Gramat dans le Lot

Patrimoine classé
Patrimoine Celtique
Dolmens
Lot

Dolmen de Pech de Grammont à Gramat

    Courgnoulades
    46500 Gramat
Dolmen de Pech de Grammont à Gramat
Dolmen de Pech de Grammont à Gramat
Crédit photo : Adse46 - Sous licence Creative Commons

Timeline

Néolithique
Âge du Bronze
Âge du Fer
Antiquité
Haut Moyen Âge
Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
4100 av. J.-C.
4000 av. J.-C.
0
1900
2000
Néolithique récent - Chalcolithique
Costruzione di dolmen doppio
1968-1969
Scavi archeologici
28 février 2012
Registrazione per monumenti storici
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Le dolmen (cad. I 20, postoit Courgnoulades): registrazione per ordine del 28 febbraio 2012

Dati chiave

Jean Clottes - Preistorico e archeologo Definito il concetto di *dolmen doppio* dopo gli scavi.
Michel Carrière - Collaborazione archeologo Co-leader degli scavi 1968-1969 con Clottes.
Jacques-Antoine Delpon - Storico locale (XVIII secolo) Le prime osservazioni architettoniche dei dolmen.

Origine e storia

Il Dolmen du Pech de Grammont, situato a Gramat nel Lot, è un eccezionale edificio megalitico risalente al recente neolitico e caldeo. Si distingue per la sua doppia architettura dolmen, un concetto definito da Jean Clottes dopo gli scavi del 1968-1969 condotti con Michel Carrière. Questo monumento, inserito nei Monumenti Storici nel 2012, è l'archetipo di dolmens doppie, con due camere sepolcrali sovrapposte sotto lo stesso tumulo ovale (19 m × 16 m). Una caratteristica unica in Quercy si trova in presenza di un petto interno nei grandi dolmen e un slab-hublot accuratamente lucido, raddoppiando la lastra di chiusura.

Il sito è stato costruito su una cresta che si affaccia su una dolina e sulla valle di Alzou. Il piccolo dolmen (1,60 m × 1 m), orientato ad est, ha una camera rettangolare con orthostat inclinati, mentre il grande dolmen (2,80 m × 2 m) ha tracce di saccheggio (tavola spezzata) e un terreno contenente resti ossei frammentati. Gli scavi hanno rivelato offerte funerarie distinte: perline calcite e borchie di ceramica (coltivazione dei campi dei dolmen); 605 perle di conchiglia, punte di freccia flint e gusci mediterranei nel grande dolmen. Un deposito di 83 perle e 51 bottoni prismatici è stato scoperto anche vicino all'ingresso.

L'analisi dei resti ossei suggerisce un minimo di 9-10 individui nei piccoli dolmen e 22-25 nel grande, con denti e astragals come i marcatori principali. Differenze architettoniche e mobili funerari diverge tra i due dolmen indicano una costruzione bifase, secondo Jean Clottes. Il tumulo, costituito da blocchi di pietra e terra, favoriva la vegetazione, alterando parzialmente la struttura. Le pareti in pietra asciutte che circondano ogni dolmen (arrotondate per il piccolo, rettangolare per il grande) sarebbero state utilizzate per stabilizzare l'edificio quando i tavoli sono stati posati.

La lastra del soffitto, perpendicolare al grande dolmen chiusura lastra, è una rarità regionale. La sua apertura circolare (0,40 m di diametro) e i suoi bordi lucido testimoniano un'attenta artigianalità. Installato a posteriori, raddoppia parzialmente la lastra di ingresso, a differenza degli altri elementi del monumento, incorporato nel terreno. Gli scavi precedenti, soprattutto quelli di Jacques-Antoine Delpon (le cui scoperte sono ormai perse), avevano già sottolineato l'originalità del sito. Dolmen illustra così le pratiche evoluzionarie e i riti specifici, come suggerito dal confronto con Rat dolmen.

L'interpretazione di Jean Clottes propone una cronologia in due fasi: i piccoli dolmen sarebbero stati costruiti per primo, seguiti dai grandi dolmen, modificando la forma iniziale del tumulo. Le ragioni di questa giustapposizione rimangono sconosciute, ma le differenze di costruzione e mobili confermano un ritardo temporale. Il sito, ricercato nel 1968-1969, consegnava manufatti che rivelavano scambi culturali (conchiglie mediterranee) e tecniche artigianali (perle di collaudo, flint tagliato). Oggi è una grande testimonianza del megalitismo di Quercy e delle pratiche sepolcrali del caldeolitico.

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