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Chiesa di San Pietro di aprile dans l'Eure-et-Loir

Eure-et-Loir

Chiesa di San Pietro di aprile

    10 Place de l'Église
    28190 Le Favril

Timeline

Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
1300
1400
1500
1600
1700
1800
1900
2000
XIIIe siècle
Primo ingresso
1586
Ricostruzione o allargamento
1765
Fai una campana
1771
Aggiungere una navata
1793
Incidente rivoluzionario
1810
Benedizione di due nuove campane
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Dati chiave

Macé Hurtault - Curé Diretto il lavoro del 1586.
Étienne d’Aligre - Cancelliere di Francia e signore locale Fu sepolto nella chiesa nel 1635.
Joseph-Yves Edmond Ollivier - Curé in 1810 Benedici le nuove campane.
Marie-Madeleine Le Peletier - Moglie di Stephen d'Aligre Fu sepolto nella chiesa nel 1702.
Claude de Grenet - Tenente Entrato nel 1707 davanti all'altare.

Origine e storia

La chiesa di San Pietro di aprile, menzionata nel XIII secolo in uno stiletto della diocesi di Chartres, era originariamente una modesta cappella parrocchiale dedicata a San Pietro. Serviva 56 abitanti ed era circondata da altre due cappelle a due chilometri di distanza: quella di Clémas (saint Michel) e quella del bosco della Plesse (salvata Jean de la Forêt), legata alle frazioni vicine e al castello locale. Il suo parroco, nominato dal vescovo, ha ricevuto 15 libbre di reddito annuo, riflettendo il suo modesto status in una zona rurale dove i luoghi di culto sono stati dispersi per soddisfare le esigenze delle piccole comunità.

Nel 1586 la cappella di San Pietro fu ricostruita o ingrandita, come testimoniano le iscrizioni sugli ingressi dell'altare maggiore e di Cristo, incise dal parroco Macé Hurtault e dagli artigiani locali. Poi, nel 1771, venne aggiunta una navata con l'aiuto dei resti della cappella di Clémas, sotto la direzione del parroco parigino. Queste trasformazioni, segnate dai nomi di donatori e artigiani (come Rauberd a Putel), illustrano l'evoluzione architettonica dell'edificio, passata da una semplice cappella a una chiesa più spaziosa, adattata a una popolazione in crescita.

Il campanile in legno ottagonale, ricoperto di dardoise e sormontato da una croce di ferro, ospita due campane datate 1810, benedette dal parroco Joseph-Yves Edmond Ollivier. Queste campane, decorate con immagini di San Pietro e Cristo, sostituì una campana del 1765 fusa durante la Rivoluzione. Le loro iscrizioni rivelano i nomi di padrini e benefattori, come la famiglia di Aligre, signori locali, o Louis Fournier, sindaco dell'epoca. Questo campanile, accessibile da una scala interna, simboleggia sia la pietà comunitaria che gli sconvolgimenti storici subiti dalla chiesa.

All'interno della chiesa, sobria in apparenza, nasconde tracce del suo prestigioso passato. Sotto la tenda delle pareti, si nascondevano figure dei dodici apostoli e lo stemma della famiglia di Aligre. Una tomba in marmo nero, sormontata da una statua di Rinominato e circondata da un cancello di ferro, onora Stefano d'Aligre (cancelliere di Francia, morto nel 1635) e sua moglie Elisabeth il Cappellaio. Altre sepolture, come quella di Marie-Madeleine Le Peletier (1702) o Tenente-Colonel Claude de Grenet (1707), evidenziano il ruolo della chiesa come una necropoli per le élite locali.

Nel XVIII secolo, la chiesa ospitava un vicariato finanziato dal d'Aligre, con alloggi per il vicario e affitti per i poveri. Queste disposizioni, abolite dopo la Rivoluzione, furono convertite in locanda. Un episodio sorprendente del 1793 rivelò le tensioni del tempo: i cittadini forzarono il vicario a ballare con il suo servitore alla festa dei datori di lavoro, spingendolo a fuggire dal comune. Questo evento illustra i conflitti tra tradizione religiosa e ideali rivoluzionari nella campagna Eure-et-Loir.

Le dimensioni atipiche della chiesa (15 m di lunghezza 7.80 m di larghezza, 990 m di coro) e la sua volta ogivale in legno (fino a 11 m di altezza) riflettono le sue estensioni successive. Costruito in muratura di pietra e coperto di piastrelle, si distingue per le sue sette finestre (due ogivali, cinque al centro) e il suo tamburo di ingresso in pietra. Nonostante il suo aspetto "ungrabile" per la sua lunghezza eccessiva, rimane una testimonianza architettonica degli adattamenti di un luogo rurale di culto ai mutevoli bisogni della sua comunità, dal Medioevo all'illuminismo.

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