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Grotta del Lazaret di Nizza à Nice - Le Vieux Nice dans les Alpes-Maritimes

Patrimoine classé
Vestiges préhistoriques
Grotte
Grotte préhistorique
Alpes-Maritimes

Grotta del Lazaret di Nizza

    Boulevard Frank-Pilatte
    06300 Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
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Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Grotte du Lazaret de Nice
Crédit photo : Miniwark - Sous licence Creative Commons

Timeline

Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
1800
1900
2000
1826
Alla scoperta del sito
1950
Inizio degli scavi
21 mars 1963
Monumento storico
1969
Pubblicazione della "cabina"
2014
Fine degli scavi
2017
Aperto al pubblico
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Ingresso, cosiddetto cortile, antico obitorio, garage e annessi (cad. E 522, 523): classificazione per ordine del 21 marzo 1963

Dati chiave

François Octobon - Archeologo Dirige gli scavi dal 1950.
Henry de Lumley - Preistoria Propone la ricostruzione della "cabina" (1969).
Paolo Villa - Archeologo critico Sto interrogando l'ipotesi della cabina.

Origine e storia

La Grotta Lazaret, situata ai piedi del Monte Boron a Nizza (Alpi-Maritimes), è un importante sito preistorico del Paleolitico medio, classificato come monumento storico nel 1963. Scoperto nel 1826, fu sistematicamente cercato dal 1950 sotto la direzione di François Octobon, poi da Henry de Lumley dal 1962. Le campagne archeologiche, interrotte nel 2014, hanno espulso una stratigrafia di 8 metri attribuita al recente Pleistocene Medio (130.000 a 170.000 anni), fornendo strumenti litici, resti di fauna selvatica (cerf, ibex, elefante) e resti umani, tra cui un frammento del cranio di un bambino.

Le industrie litiche, originariamente associate all'Upper Achulean, rivelano le tecniche di taglio Levallois e discoide, tipiche del Paleolitico medio. I materiali utilizzati (calcare, flint, jasper) provengono da fonti locali o lontane. La fauna selvatica Discovery comprende erbivori (aurocchi, rinoceros lana) e carnivori (suono, pantera), così come conchiglie marine, suggerendo una varietà di sfruttamento delle risorse da parte degli occupanti, probabilmente cacciatori-ragazzi.

Il sito è famoso per la controversa ricostruzione di una "cabina" proposta da Henry de Lumley nel 1969, basata su una cintura di pietra interpretata come una struttura di habitat. Questa ipotesi, che si pone in discussione con argomenti taponomici (mixing stratigraphic levels) e metodologico (drilling bias), è ora ampiamente contestata. I critici puntano alla mancanza di prove chiare per distinguere in pietre situ da pietre sfollate, e la possibile spiegazione naturale della loro concentrazione (colli della volta).

La grotta, di proprietà del dipartimento Alpes-Maritimes, è stata creata come luogo di visita nel 2017. Il suo studio è stato condotto da prestigiose istituzioni come l'Istituto di Paleontologia Umana (Fondazione Alberto I di Monaco) e il Museo Nazionale di Storia Naturale. Pubblicazioni scientifiche, tra cui quelle di Enrico di Lumley e Paolo Villa, fanno di esso un riferimento per la comprensione degli stili di vita dei primi abitanti d'Europa durante il Pleistocene.

I resti umani, anche se frammentari (denti, parietale infantile), confermano un'antica presenza umana nella regione. Strumenti, dominati da raschiatori e dentici, e resti di fauna selvatica (compresi carnivori come la lince) informano le strategie di sostentamento e l'ambiente dei gruppi preistorici. La grotta illustra anche i dibattiti metodologici in archeologia, tra interpretazioni funzionali e rigore scientifico.

Collegamenti esterni