Origine e storia
L'ingresso della metropolitana alla stazione di Bréguet-Sabin, situata nell'XI arrondissement di Parigi, è stato progettato nel 1900 dall'architetto Hector Guimard per la Compagnie du chemin de fer métropolitain de Paris (CMP). Questo monumento emblematico dello stile Liberty si distingue per le sue strutture in ghisa, pannelli lavici smaltati e candelabri ornamentali, tipici degli ingressi 167 realizzati da Guimard tra il 1900 e il 1913. La stazione di Bréguet-Sabin, inaugurata nel 1906 sulla linea 5, conserva ora due entouri protetti presso i Monumenti Storici dal 2016, testimoni dell'audacia estetica e tecnica del loro creatore.
Hector Guimard, anche se non vincitore del concorso iniziale organizzato dal CMP nel 1899, è stato scelto per i suoi schizzi e le sue esperienze innovative in Art Nouveau, soprattutto dopo il suo successo con Castel Béranger. Le sue voci, combinando ferro, vetro e ceramica, si sono rotte con le proposte considerate troppo convenzionali dagli altri candidati. I vari modelli – edicoli coperti, entourages schermati o cartucce – sono stati standardizzati per la produzione in serie, ma il loro stile organico e colori (verde, arancione) sono stati controversi, alcuni vedendo una pausa con la tradizionale armonia urbana.
Gli ingressi Guimard, inizialmente criticati per la loro estetica considerata invasiva o la loro associazione con l'uniforme tedesca, divennero gradualmente icone parigine. Già negli anni sessanta, di fronte alla loro massiccia scomparsa (solo 86 dei 167 originali rimangono oggi), sono stati protetti e restaurati, come quelli di Bréguet-Sabin. Il loro design, ispirato a forme vegetali e curve dinamiche, ha influenzato l'arte pubblicitaria e l'arredamento urbano, marcando duramente l'identità visiva di Parigi.
La stazione di Bréguet-Sabin illustra la dualità tra innovazione e tradizione: i suoi entouraghi, con i loro "strandi" in ghisa e i segni smaltati, simboleggiano la modernità tecnica della metropolitana di Parigi, mentre si iscrivono nel patrimonio Art Nouveau. I materiali – lava smaltata di Volvic, ghisa della Val d'Osne – e i colori originali, parzialmente restaurati, rivelano l'attenzione di Guimard per l'armonia tra funzionalità e bellezza. Oggi, questi resti protetti richiamano l'età d'oro della metropolitana, tra Belle Époque e l'avanguardia architettonica.
Il destino degli ingressi Guimard riflette i pericoli della posterità artistica. Nel 1913, il CMP abbandonò i suoi modelli a favore di disegni più sobri, come quelli di Adolphe Dervals negli anni '20. Per decenni, gli edicoli sono stati demoliti o sostituiti, vittime di oblivion o esigenze tecniche (allargamento della tramoggia, creazione di corrispondenze). Protezione tardiva, dal 1965 in poi, salvata in estremità di pezzi importanti, compresi quelli di Bréguet-Sabin, mentre altri sono andati all'estero (come l'entourage di Montparnasse, offerto alla MoMA di New York).
Oltre al loro ruolo utilitario, gli ingressi Guimard divennero oggetti di fascino culturale. La loro silhouette, ripresa da pittori (Eugène Galien-Laloue), registi (Louis Malle in Zazie sulla metropolitana) o autori di fumetti (Jacques Tardi), incarna una Parigi mitica. I candelabri, rispetto alle libellule o ai fusti mughi, e le verrine arancioni, evocando lacrime o frutti, stimolano l'immaginazione. Oggi, gli entourages di Bréguet-Sabin, restaurati secondo le tecniche originali, perpetuano questo dialogo tra eredità e modernità, richiamando al contempo il genio di un architetto che per sempre ha segnato il paesaggio parigino.
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