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Sito archeologico del Dolmen de la Devèze-sud à Marcilhac-sur-Célé dans le Lot

Lot

Sito archeologico del Dolmen de la Devèze-sud

    Ganillou
    46160 Marcilhac-sur-Célé
Crédit photo : PatPat46 - Sous licence Creative Commons

Timeline

Néolithique
Âge du Bronze
XIXe siècle
Époque contemporaine
2800 av. J.-C.
2700 av. J.-C.
1500 av. J.-C.
1900
2000
Néolithique (vers 3000-2500 av. J.-C.)
Costruzione iniziale
Chalcolithique/Bronze ancien
Uso principale
1963-1964
I primi scavi
1992-1994
Ricerca approfondita
2 décembre 1997
Registrazione per monumenti storici
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Parcelle AS 29 : iscrizione per ordine del 2 dicembre 1997

Dati chiave

Jean Clottes - Archeologo Dirige i primi scavi (1963-1964).
Jean-Pierre Lagasquie - Archeologo Conduce campagne dal 1992 al 1994.

Origine e storia

Il Dolmen de la Devèze-sud, a Marcilhac-sur-Célé (Lot), è un edificio megalitico emblematico del neolitico, eretto vicino a una rupe che domina la valle del Célé. Si compone di un tumulo di 16 metri di diametro e una camera sepolcrale di fronte a sud-est, allineato con alba al solstizio d'inverno. La sua architettura, tipica dei dolmen Lotois, unisce lastre calcaree locali e pareti rettangolari parzialmente conservate. Il sito, ricercato tra il 1963 e il 1994, ha rivelato un uso complesso, segnato da sepolture collettive e successive riqualificazioni.

Gli scavi condotti da Jean Clottes (1963-1964) e Jean-Pierre Lagasquie (1992-1994) permisero di ricostruire 11 fasi di costruzione e di utilizzo, dalla clearance del terreno alle successive violazioni. La camera, saccheggiata ma parzialmente conservata, ospitava i resti di almeno 16 persone, accompagnati da ricchi mobili funerari (perle, bottoni ossei, punte a freccia), datati dall'antico Calcolo/Bronze. Tre sepolture esterne, aggiunte durante la II Età del Ferro, testimoniano una riappropriazione del sito ben dopo la sua costruzione iniziale.

Il tumulo, di struttura interna disordinata ma avvolto con una finitura pulita, utilizza materiali locali: calcare dalla valle per la rifilatura nord-est, e blocchi estratti in loco per la canna. Le lastre esterne, impilate "in scale", contrastano con la facciata disturbata, suggerendo alterazioni posteriori. L'assenza di un assetto posteriore e la scomparsa del tavolo di copertura (di cui rimangono frammenti) sollevano domande sullo stato originale del monumento.

Le scoperte archeologiche, come i 51 bottoni ossei prismatici — il terzo deposito francese di importanza numerica — o i fibuli di bronzo delle tombe di ferro, hanno affinato la cronologia del sito. Il dolmen, iscritto nei Monumenti Storici nel 1997, illustra così l'evoluzione delle pratiche funerarie, dal neolitico all'età del ferro, in Quercy.

L'orientamento astronomico della camera (azimut 140°) e il suo allineamento al solstizio invernale suggeriscono una forte dimensione simbolica, comune a molti megaliti. Il lapiaz sottostante, usato come pavimentazione naturale, e l'uso di depressioni esistenti per impostare orthostats, rivelano un'attenta integrazione nel paesaggio. Questi elementi, accoppiati con mobili funerari, confermano il ruolo centrale dei dolmen nei rituali e la memoria collettiva delle società preistoriche locali.

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