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Fontéchevade Cave a Montbron en Charente

Patrimoine classé
Vestiges préhistoriques
Grotte
Grotte préhistorique
Charente

Fontéchevade Cave a Montbron

    Fontechevade
    16220 Montbron
Grotte de Fontéchevade à Montbron
Grotte de Fontéchevade à Montbron
Grotte de Fontéchevade à Montbron
Crédit photo : Rosier - Sous licence Creative Commons

Timeline

Antiquité
Haut Moyen Âge
Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
0
100
1800
1900
2000
vers 150 000 ans (interglaciaire Riss-Würm)
Occupazione tayaciaria
1870
Inizio degli scavi
1933
Monumento storico
1937-1955
Ricerca di Germaine Henri-Martin
1947
Scoperta di un cranio pre-Neanderthal
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Grotta di Fontechevade (cad. G 141): Ordine del 6 settembre 1933

Dati chiave

Germaine Henri-Martin - Archeologo e paleontologo Diretto gli scavi (1937-1955), scoprì il cranio.
Durousseau-Dugontier - Ricercatore (inizio XX secolo) Esausti resti di Homo sapiens* Aurignacians.
David - Archeologo (1930) Indagini sul pannolino aurignacian (1933).

Origine e storia

Fontéchevade Cave, situata a 2 km a nord-ovest di Montbron (Charente), è un tunnel naturale a 30 m di lunghezza. Si apre in una valle che si affaccia a sud-ovest, vicino al Tardoire, ed è ai margini dei comuni di Montbron e Orgedeuil. Il suo ambiente geografico lo rende un sito strategico per studiare le professioni preistoriche, con grotte vicine come Montgaudier (1,5 km) e Placard (4.8 km). Ranked a Historic Monument nel 1933, è una testimonianza chiave di stili di vita e migrazione umana durante il Paleolitico.

Gli scavi, iniziati nel 1870 da archeologi come Pair, Fermond e Durousseau-Dugontier, si intensificarono nel XX secolo, in particolare sotto la direzione di Germaine Henri-Martin (1937-1955). Nel 1947, quest'ultimo riesuma un cappello cranico attribuito ad un pre-neandertaliano, considerato l'osso umano più antico scoperto a Charente. Gli strati archeologici, datati dal Tayaciano (circa 150.000 anni), il Moustarian e l'Aurignacian, rivelano un'occupazione continua e diversificata, segnata da strumenti di pietra (razze, sepolture) e resti di fauna selvatica (rhinoceros, iene, tartarughe).

La stratigrafia di Fontéchevade, inizialmente divisa in sei strati da Henri-Martin, è stata riveduta per includere otto fasi climatiche distinte (interglacial Riss-Würm). I resti umani includono, oltre al cranio pre-Neanderthal, denti e ossa attribuiti a Homo sapiens (Aurignacian), così come un metatarsio Musteriano. La grotta ha anche fornito oggetti ossei (sagay) e una variegata industria litica, riflettendo tecniche adattate alle risorse locali. Il suo ruolo di habitat e luogo di passaggio lo rende un sito centrale per comprendere le transizioni culturali del Paleolitico nella Nuova Aquitania.

La fauna scoperta a Fontéchevade mostra un ambiente contrastante, che spazia dalle steppe fredde (lemmings, Merck rhinoceros) alle foreste temperate (deams, cervids). Questi resti, combinati con tayacian (chopping-tools) o mossteriano (bifaces), suggeriscono adattamenti umani al cambiamento climatico. Gli strati aurignaciani, con i loro raschianti e burine, segnano l'emergere di tecnologie più sofisticate, mentre le tracce perigordiane (punti della Gravette) estendono la sua occupazione al Paleolitico superiore. La grotta rimane un riferimento per lo studio delle interazioni tra esseri umani e ecosistemi durante la Preistoria.

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