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Altari taurobolici di Die dans la Drôme

Patrimoine classé
Vestiges Gallo-romain
Drôme

Altari taurobolici di Die

    Place du Marché
    26150 Die
Autels tauroboliques de Die
Autels tauroboliques de Die
Autels tauroboliques de Die
Autels tauroboliques de Die
Autels tauroboliques de Die
Autels tauroboliques de Die
Crédit photo : Fabien Bièvre-Perrin / Musée de Die (détourage par - Sous licence Creative Commons

Timeline

Antiquité
Haut Moyen Âge
Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
200
300
1800
1900
2000
198-209 (probablement 208)
Altare della Place de la République
30 septembre 245
Data dell'altare perduto
12 juillet 1886
Classificazione monumento storico
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Altari taurobolici (tre): con decreto del 12 luglio 1886

Dati chiave

Titus Helvius Marcellinus et Valeria Decumillia - Sponsor di un altare Un altare dedicato alla salute dell'imperatore.
Attius (fils d’Attianus) - Sacerdote di Cibelno Menzionato su due altari di Die.
Junius Titus - Sacerdote (*XVvir*) Citata nell'iscrizione di 245.
Blattius Paternius - Sacerdote delle Voconze Menzionato sull'altare del 245.

Origine e storia

Gli altari taurobolici di Die, nel Drôme, sono antiche vestigia legate al culto della dea Cibelus e al suo paredron Attis. Questi altari commemorano tauroboles, sacrifici di tori, crioboles, sacrifici di raggi, praticati in onore di queste divinità. Quattro di questi altari sono esposti al Die Museum, mentre altri sono incorporati in edifici o tenuti da privati. Questi monumenti, scolpiti in blocchi di pietra estratti da una cava vicino a Die, illustrano l'importanza di questo culto nella regione, soprattutto lungo la valle del Rodano fino a Lione.

Die, precedentemente Dea Augusta Vocontiorum, era la capitale del popolo gaulese del Voconca. Nel II o III secolo, divenne una colonia romana e un importante centro di culto di Cibel, sostituendo gradualmente il culto locale della dea Andarta. Gli altari taurobolici, spesso decorati con simboli come le teste dei tori e dei raggi, i cimbali, i timpani e i caducées, testimoniano questa transizione religiosa. La loro iconografia riflette anche l'associazione del culto di Cibel con quello di Mercurio, legato ad Andarta.

Tra gli altari conservati, Tito Helvius Marcellinus e Valeria Decumillia (fine II-inizio III secolo) sono particolarmente notevoli. Fondato nel giardino di Guyon House, porta un'iscrizione dedicata alla salute dell'imperatore e menziona il sacerdote Attius, figlio di Attiano. Un altro altare, scoperto Place de la République, risale al 198-209 ed è stato eretto dalla Res Publica Vocontiorum in onore degli imperatori Septime Severus, Caracalla e Geta. Questi monumenti, classificati dal 1886, offrono preziose informazioni sulle pratiche religiose e l'organizzazione sociale della regione sotto l'Impero Romano.

Altri altari, come quello della fattoria di Salières (fine II secolo) o quello di Saint-Auban (ora in una collezione privata in Ollioules), presentano insiemi simili, con teste animali sacrificali e strumenti rituali. Un altare datato 245, ora perso, ha menzionato gli imperatori Filippo l'Arabo e Otacilia Severus, così come i sacerdoti locali come Junius Titus e Blattius Paternius. Queste iscrizioni rivelano i legami tra potere imperiale, élite locali e culti orientali in Gallia romana.

La cava da cui provengono i blocchi di pietra è stata identificata vicino a Die, confermando l'origine locale di questi monumenti. La loro dispersione attuale — alcuni incorporati nelle pareti (come nella corte di Die), altri esposti o persi — riflette il loro riutilizzo nel corso dei secoli. Questi altari, classificati come monumenti storici, costituiscono un importante patrimonio epigrafico e religioso per comprendere l'integrazione dei culti orientali nella società gallo-romana.

Collegamenti esterni