Costruzione di casa 1968-1969 (≈ 1969)
Diretto da Costy e Haüsermann come residenza personale.
20 janvier 2017
Monumento storico
Monumento storico 20 janvier 2017 (≈ 2017)
Protezione totale della casa e appezzamenti associati.
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Patrimonio
In totale, la casa chiamata "La Ruine", situata 643 Route du Crêt, così come i pacchi n° 1146 - 1150 che appaiono nella sezione cadastre B, escludendo la bolla industrializzata sulla stessa terra, come indicato sul piano allegato al decreto: iscrizione per ordine del 20 gennaio 2017
Dati chiave
Claude Costy - Architetto
Co-concettore di "La Ruine" con Haüsermann.
Pascal Haüsermann - Architetto
Co-creatore del progetto, membro del Gruppo Evolutif.
Origine e storia
La casa chiamata La Ruine, situata a Minzier in Haute-Savoie, è un risultato emblematico degli anni 1968-1969. Essa incarna il principio di autocostruzione difeso dal Gruppo Evolutif, un movimento architettonico d'avanguardia. Questo progetto, concepito come residenza personale degli architetti Claude Costy e Pascal Haüsermann, segna una significativa pietra miliare nel loro lavoro collettivo, combinando innovazione tecnica e approccio collaborativo.
Monumento storico classificato per ordine del 20 gennaio 2017, la casa è completamente protetta, tra cui appezzamenti catastrali associati (ad eccezione di una bolla industrializzata a terra). La sua architettura riflette gli esperimenti del XX secolo in alloggi alternativi, dove la partecipazione attiva degli occupanti in costruzione diventa un elemento centrale del processo creativo. La localizzazione, al 643 Route du Crêt, e la sua integrazione paesaggistica sottolineano anche il desiderio di dialogo con l'ambiente rurale del Savoyard.
La scelta del nome "La Ruine" potrebbe evocare una riflessione sulla riappropriazione di materiali o strutture esistenti, anche se le fonti non specificano esplicitamente questa intenzione. L'edificio, tuttavia, illustra un periodo cardine quando l'architettura si libera dai canoni tradizionali per esplorare forme più organiche e partecipative, in linea con le utopie sociali degli anni '60 e '70.
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