Presumibilmente costruzione XIXe siècle (≈ 1865)
Edificazione della famiglia Jacobe di Naurois
25 août 1878
Nascita di Louise Jacobé de Naurois
Nascita di Louise Jacobé de Naurois 25 août 1878 (≈ 1878)
Nascita al Castello di Sainte-Anne
8 octobre 1943
Arresto della famiglia Elina
Arresto della famiglia Elina 8 octobre 1943 (≈ 1943)
Deportazione ad Auschwitz dalla Gestapo
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
milieu du XXe siècle
Trasformazione in un centro psichiatrico
Trasformazione in un centro psichiatrico milieu du XXe siècle (≈ 2050)
Collegamento al centro ospedaliero Lavaur
Dati chiave
Louise Jacobé de Naurois - Membro della nobiltà locale
Nato nel castello nel 1878
Famille Elina - Vittime dell'Olocausto
Arrestato e deportato nel 1943
Odette Elina - Resistente e sopravvissuto
Fuggì dall'arresto nel 1943
Origine e storia
Il castello di Sainte-Anne, situato a Fiac nel Tarn (Occitanie), è un edificio probabilmente costruito durante il XIX secolo. Apparteneva alla famiglia Jacobe di Naure, un lignaggio della piccola nobiltà locale. Louise Jacobé de Naurois nacque nel 1878, illustrando le sue radici nella storia familiare e regionale. L'architettura del castello, di stile sobrio e simmetrico, riflette i cannoni estetici dell'epoca, con le sue facciate bianche e i tetti dardiani.
Durante la seconda guerra mondiale, il castello divenne teatro di un dramma storico. L'8 ottobre 1943, la Gestapo arrestò la famiglia ebrea Elina, poi residente nel castello, prima di deportarla ad Auschwitz, dove morì. Solo la loro figlia, Odette Elina, resistore avvertito dal parroco di Viterbe, temporaneamente sfugge a questo raid. Questo fatto segna la storia a lungo termine del luogo, combinando il suo nome con la memoria della Shoah in Francia.
Dalla metà del XX secolo, il castello di Sainte-Anne è di proprietà dello Stato francese. Ora ospita un'unità di riabilitazione psicosociale, attaccata all'ospedale di Lavaur. Questa conversione in un istituto medico fa parte di una tradizione francese di riassegnare il patrimonio architettonico agli usi pubblici, preservando al contempo la memoria dei tragici eventi che si sono verificati lì. L'edificio conserva anche una cappella, richiamando il suo patrimonio sia residenziale che, oggi, terapeutico.
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