Crollo della Chiesa 1924-12-03 (≈ 968)
Distruzioni parziali, altare sepolto.
1925
Classificazione monumento storico
Classificazione monumento storico 1925 (≈ 1925)
Protezione del cancello e delle rovine.
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Fin XXe siècle
Restauro completo
Restauro completo Fin XXe siècle (≈ 2095)
Ricostruzione di Jean Meunier e associazioni.
Patrimonio
Il portale della chiesa e i raven che la sormontano: classificazione per decreto del 14 marzo 1925; Tutti i resti della chiesa: per ordine del 3 settembre 1929
Dati chiave
Abbé Verdier - Curé-dean de Coulanges-la-Vinée
Tentato la ricostruzione invano.
Jean Meunier - Patrono e restauratore
Finito il restauro.
Maître-verrier Defert - Vetreria artigianale
Creato il vetro colorato del coro.
Origine e storia
La chiesa Saint-Phal de Gy-l'Évêque, situata nel dipartimento di Yonne in Borgogna-Franche-Comté, si distingue per la sua facciata del XIII secolo, inizialmente più alta e decorata con due finestre romaniche. Questo monumento ebbe un tragico evento il 3 dicembre 1924, quando crollò a metà giornata, seppellindo l'altare maggiore e le sue bancarelle rinascimentali. Per fortuna, nessun ferito sarebbe stato deplorato, e solo la facciata rimase in piedi, testimoniando la sua architettura medievale.
Dopo il crollo, la chiesa fu classificata come monumento storico nel 1925 per le sue rovine e il suo portale. Padre Verdier, parroco-deca di Coulanges-la-Vineuse, ha dedicato la sua vita a cercare di ricostruirla, senza successo nella sua vita. Fu infine Jean Meunier che, con il sostegno dei comuni locali e dell'associazione Le Christ aux neties, riuscì a finanziare i lavori di restauro. Le pareti sono state consolidate, la navata e il coro coperto, e vetrate vetrate installate dal maestro vetraio Defert d'Auxerre. I lavori sono stati discretamente completati, dando alla costruzione la sua funzione culturale.
Oggi, la chiesa di Saint-Phal incarna la resilienza di un patrimonio locale conservato dall'impegno di attori come Jean Meunier e gli artigiani di Joigny e Auxerre. Classificato per i suoi elementi architettonici (portali, corvi, rovine), rimane un simbolo della memoria collettiva di Gy-l'Évêque, illustrando le sfide della conservazione dei monumenti storici rurali in Francia.
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