Crédit photo : Marianne Casamance - Sous licence Creative Commons
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Timeline
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
1400
1500
1600
1700
1800
1900
2000
2100
1383-1418
Grande scisma occidentale
Grande scisma occidentale 1383-1418 (≈ 1401)
Periodo dei tre vescovi residenti
limite XIIIe-XIVe siècle
Costruzione iniziale
Costruzione iniziale limite XIIIe-XIVe siècle (≈ 1450)
La parte occidentale più antica
1584
Data incisa in facciata
Data incisa in facciata 1584 (≈ 1584)
Finestra del pavimento marcata
4e quart XVIe - 1er quart XVIIe siècle
Restauro importante
Restauro importante 4e quart XVIe - 1er quart XVIIe siècle (≈ 1725)
Significativi cambiamenti architettonici
3 septembre 2012
Monumento storico
Monumento storico 3 septembre 2012 (≈ 2012)
Protezione totale dell'edificio
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
milieu XXe siècle
Nome *Prigione dei Vescovi*
Nome *Prigione dei Vescovi* milieu XXe siècle (≈ 2050)
Nome attuale popolare
Patrimonio
L'edificio chiamato "Prison of Bishops", il suo appezzamento a piastre e i pacchi catastrali adiacenti su cui è stato costruito l'edificio adiacente distrutto, in totale (vedi Box II). A 268, 269, 1350): registrazione per ordine del 3 settembre 2012
Dati chiave
Benoît Duvivier - Architetto
Autore della relazione del 1997
Trois évêques (1383-1417) - Residenti episcopali
Collegamento supposto alla camera a volta
Origine e storia
Il Prison des Évêques, situato in Rue de la Citadelle a Saint-Jean-Pied-de-Port, è un edificio rettangolare costruito in splendidi apparati in pietra. La facciata stradale presenta una porta smussata al centro, una finestra rettangolare al piano terra e una porta al primo piano, sormontata dalla data 1584. All'interno, un corpo di guardia conduce a celle disciplinari, mentre una scala dritta serve una camera a volta nel seminterrato, illuminata da un sospiro. Catene sigillate su pareti e collane richiamano una vocazione carceraria, anche se breve e tardi.
L'origine dell'edificio rimane incerta: la sua camera sotterranea, arcata in arco rotto, potrebbe servire come magazzino per un mercato azionario, la cappella, o anche il municipio. I resti di una parete adiacente, risalente alla fine del XIII secolo, suggeriscono una costruzione parzialmente riutilizzata. La parte occidentale, la più antica, sarebbe tornata al XIII-XI secolo, mentre importanti restauri si svolgevano nel XVI e XVII secolo. Il nome Prigione dei Vescovi, apparsa nel XX secolo, si riferisce al grande scisma dell'Occidente (1383-1418), quando Saint-Jean-Pied-de-Port ospitava tre vescovi successivi. Eppure questo nome è considerato un'eresia storica da parte di alcuni esperti, l'edificio è usato solo brevemente come una prigione.
Un rapporto architettonico del 1997 rivela che l'edificio è stato costruito una volta su un vecchio edificio, ora estinto, sostituito da un giardino dal XVII secolo. Classificato un monumento storico nel 2012, l'edificio ospita ora un museo aperto al pubblico. Il suo seminterrato, accessibile da un portello, conserva tracce di dungeon e sistemi di ritenuta, testimonianze di un uso temporaneo repressivo. Tuttavia, la funzione originale dell'edificio – commerciale, religioso o civile – rimane un mistero, alimentato dall'assenza di fonti scritte contemporanee.
La costruzione si distingue per la sua omogeneità architettonica, nonostante le sue fasi successive. Il tetto lungo, coperto di piastrelle vuote, e le finestre del pavimento evocano una vocazione difensiva o amministrativa. Le sei camere sul pavimento, servite da un ampio spazio, servivano ancora come camere di polizia durante l'occupazione della vicina cittadella. Il sospiro del seminterrato, affacciato sui giardini sotto i bastioni, evidenzia l'integrazione dell'edificio nel sistema difensivo della città superiore.
L'ipotesi di un legame con i vescovi dello scisma (1383-1417) poggia sulla camera blindata, forse costruita sul loro ordine. Tuttavia, non vi è alcun documento che conferma il loro coinvolgimento diretto. Il nome attuale, popolare a metà del XX secolo, riflette una leggenda locale più di una comprovata realtà storica. Oggi, il monumento illustra le sovrapposizioni di utilizzo – commerciale, carcerario, museo – tipiche degli edifici medievali reinvestiti in epoca moderna.
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