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Medio Paleolitico sito del Pou dans la Manche

Manche

Medio Paleolitico sito del Pou

    14 Vierge du Poux
    50340 au Rozel
Site paléolithique moyen du Pou
Site paléolithique moyen du Pou
Site paléolithique moyen du Pou
Site paléolithique moyen du Pou
Site paléolithique moyen du Pou
Site paléolithique moyen du Pou
Crédit photo : Hyppocastanum - Sous licence Creative Commons

Timeline

Antiquité
Haut Moyen Âge
Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
0
100
1900
2000
Vers 80 000 ans
Occupazione
1967
Alla scoperta del sito
1969
I primi scavi
2012
Ricerche annuali
2017-2020
Discovery di 2.000 stampe
5 avril 2023
Registrazione per monumenti storici
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Il sito Paleolitico medio del Pou situato Le Pou, Chemin de Trompe Souris, su appezzamenti n. 486, 487, 488, 513, 514 e 572, nella sezione cadastre B: iscrizione per ordine del 5 aprile 2023

Dati chiave

Yves Roupin - Scoperta del sito Identifica il deposito nel 1967.
Frédéric Scuvée - Archeologo pioniere Dirige i primi scavi (1969).
Dominique Cliquet - Ricerca ufficiale (DRAC) Regia campagne dal 2012.
Jérémy Duveau - Paleoantropologo Analizza le impronte digitali (tesi MNHN).
Jean Vérague - Coautore della monografia Pubblicato nel 1984 con Scuvée.

Origine e storia

Il sito Paleolitico di Rozel, noto anche come sito Pou, è un deposito preistorico situato nel comune di Rozel nel dipartimento Manche di Normandia. Scoperto nel 1967 da Yves Roupin grazie all'erosione costiera, rivela livelli di occupazione neanderthal datati circa 80.000 anni (centro Paleolitico medio). Il sito si distingue per l'eccezionale conservazione di 1.500 impronte di piedi e mani (fino a 2.000 nel 2020), così come tracce di attività come aree di macellazione, caminetti e strumenti flint. Questi resti, fossilizzati sotto strati di sabbia ricca di ossido, offrono una testimonianza unica sulla vita sociale e le tecniche dei neandertaliani.

Il sito è integrato con una dune pleistocene sulla punta del Pou, esposta all'erosione marina accelerata. Dal 2012, gli scavi annuali, guidati da Dominique Cliquet (DRAC Normandie), hanno salvato i resti minacciati. Le scoperte includono d'auroch, cervelli e ossa di triche, piume di uccelli (pigarghe, gabbiani) probabilmente utilizzati per la rifilatura, e Levallois flint e strumenti di quarzo. Nel 2023, il sito è stato elencato nei monumenti storici per il suo valore scientifico globale, essendo uno dei pochi a rivelare la composizione di un gruppo Neanderthal (adulti, adolescenti, bambini) e il loro approccio locomotore.

Le analisi mostrano che il sito è stato occupato stagionalmente (caduta-spring) da circa 10 individui in un clima fresco e umido. Le stampe, studiate da Jérémy Duveau (Museo Nazionale di Storia Naturale), rivelano dimensioni che vanno da 66 cm a 1.89 m, tra cui un bambino di 2 anni. I proteomici hanno identificato specie animali cacciate, mentre gli focolai hanno mostrato tecniche di fumo per conservare la carne. Rispetto al sito spagnolo di El Sidrón, il Rozel è oggi un conservatorio unico del Paleolitico medio, con più di 2000 stampe — un record in Europa.

La storia del sito è segnata da scavi urgenti dal 1969 (Frédéric Scuvée) e una monografia nel 1984 (Scuvée & Verague). Di fronte all'erosione, è stato installato un dondolo protettivo, e i metodi di scavo si sono evoluti (saldanza metallica, spazzole, geolocalizzazione). Recenti scoperte, come le piume di 25 specie di uccelli migratori, suggeriscono scambi culturali e l'uso simbolico delle risorse. Il sito illustra anche l'adattamento dei Neandertaliani ad un ambiente costiero, con un'industria litica specializzata e un'organizzazione spaziale di attività (bouchery, dimensione degli utensili).

Nel 2019, uno studio in Geocronologia Quaternaria (Mercier et al.) conferma la datazione della luminescenza ottica. Il sito, minacciato da acque in aumento, è soggetto di una mobilitazione associativa (SOSNeanderozel) e media. I suoi contributi scientifici — paleoichnology, archeologia comportamentale, climatologia — lo rendono una pietra miliare importante per capire Homo neanderthalensis. Gli scavi continuano ogni estate, con un team multidisciplinare che analizza le impronte, i residui organici e gli strumenti, nell'urgenza di preservare questo patrimonio prima della sua scomparsa.

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