Chiusura di case chiuse 1946 (≈ 1946)
Data in mostra storica.
novembre 1997
Apertura del museo
Apertura del museo novembre 1997 (≈ 1997)
Apertura da Plumey e Khalifa a Pigalle.
7 novembre 2016
Chiusura finale
Chiusura finale 7 novembre 2016 (≈ 2016)
Asta della collezione.
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Dati chiave
Alain Plumey - Co-fondatore
Inaugura il museo nel 1997.
Joseph Khalifa - Co-fondatore
Inaugura il museo nel 1997.
Origine e storia
Il Musée de l'Erotisme era un museo privato interamente dedicato all'arte erotica in tutte le sue forme: dipinti, sculture, oggetti e fotografie. Inaugurato nel novembre 1997 da Alain Plumey e Joseph Khalifa, si trova a 72 boulevard de Clichy, nel quartiere emblematico di Pigalle, nel cuore del 18° arrondissement di Parigi. Questo luogo culturale ha offerto un'esplorazione audace della sessualità attraverso diverse epoche e civiltà, mescolando arte sacra, arte popolare e opere contemporanee.
Il museo è stato organizzato su sette piani, ciascuno dedicato a un tema specifico. C'erano mostre permanenti sull'arte popolare relative alla sessualità ricreativa, arte sacra che esplora la fertilità e la fertilità fin dai tempi preistorici, così come una sezione storica sui bordelli francesi dalla fine del XIX secolo alla loro chiusura nel 1946. Le collezioni comprendevano pezzi dei cinque continenti: Africa, America, Asia, Europa e Oceania. Le mostre temporanee hanno anche messo in evidenza artisti internazionali, con notevoli collaborazioni come quelle con Charlie Hebdo o rinomati illustratori.
Dopo quasi due decenni di attività, il museo ha chiuso le sue porte il 7 novembre 2016. L'intera collezione è stata dispersa all'asta, segnando la fine di questa istituzione unica. L'edificio, situato in un quartiere storico di Parigi noto per la sua atmosfera notturna e il patrimonio legato alla vita artistica e libertina, ha perso una delle sue attrazioni più originali. Il museo ha anche generato l'attenzione dei media, come testimonia un articolo di Figaro nel 2016 che evoca la vendita dei suoi "gioielli di famiglia".