Prima menzione del campo 1670 (≈ 1670)
Proprietà di Jean de Planter, giudice reale.
13 avril 1946
Abolizione della partecipazione
Abolizione della partecipazione 13 avril 1946 (≈ 1946)
Una legge per terminare questo sistema.
1975-1979
Mostre di fondazione
Mostre di fondazione 1975-1979 (≈ 1977)
"In passato intorno a Dax", "Dal grano al pane", ecc.
5 octobre 1981
Acquisizione del dominio
Acquisizione del dominio 5 octobre 1981 (≈ 1981)
Acquisto della casa di Carcher.
1984
Apertura del museo
Apertura del museo 1984 (≈ 1984)
Prima versione parziale del museo.
1986
L'eredità di Sarrade
L'eredità di Sarrade 1986 (≈ 1986)
150 oggetti integrati in collezioni.
1987
Luogo del Museo di Despiau-Wlérick
Luogo del Museo di Despiau-Wlérick 1987 (≈ 1987)
20 dipinti e oggetti decorativi.
2005
Apertura della casa colonica
Apertura della casa colonica 2005 (≈ 2005)
Area completa accessibile al pubblico.
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Dati chiave
Jean de Planter - Giudice reale di Montfort
Proprietario della tenuta nel 1670.
Origine e storia
Il Museo Chalosse si trova nella tenuta Carcher, acquisita nel 1981 da un sindacato locale. Questa proprietà, di proprietà nel 1670 di Jean de Planter (Giudice Reale di Montfort), illustra la vita rurale del XIX secolo con la sua casa padronale arredata, cantina e annessi agricoli. Il progetto nasce negli anni '70 grazie a mostre organizzate da insegnanti locali, contadini e attori culturali, come "In passato intorno a Dax" (1975) o "Dalla vite al vino a Chalosse" (1979). Queste iniziative portarono alla creazione di un museo dedicato alle arti e alle tradizioni caldee, inaugurato nel 1984.
Il museo ricostruisce un completo ecosistema agricolo: la casa padronale, con la sua scala Luigi XIII e le sue decorazioni stencil, contrasta con la casa del contadino restaurato in torchi, illustrando il sistema di metayage (aboli nel 1946). La tenuta comprende anche un conservatorio di 55 varietà di uva, una cantina con una stampa romana del XVIII secolo ancora funzionale, e animali emblematici come l'oxen di Chalosse (etichetta rossa) o la stufa di benzina, una razza salvata dall'estinzione. Questi elementi materiali e viventi testimoniano il know-how locale, dalla viticoltura all'allevamento e alla panificazione (fornitura sempre attiva).
Le collezioni del museo sono diventate più ricche negli anni '80 grazie a donazioni e depositi, come l'eredità Sarrade (150 oggetti nel 1986) o opere del Museo di Nonostanteau-Wlérick (1987). La biblioteca media, specializzata in etnologia rurale, completa questo conservatorio con 3.000 opere, archivi sonori e visivi. Il museo, chiamato Musée de France, appartiene alla Communauté de Communes Terres de Chalosse. Le sue missioni combinano la ricerca storica, la conservazione del patrimonio (tools, costumi, mobili) e la valorizzazione attraverso dimostrazioni di know-how, come la raccolta annuale o la cottura del pane.
Il paesaggio chalosiano, bocager e rotolamento, differisce dalle terre boscose. Originariamente dedicato alla policoltura (vino, cereali, frutteti), questo territorio è caratterizzato da una forte tradizione gastronomica (grave fegato, manzo Chalosse) e da un'organizzazione sociale incentrata sul metayage. Il museo, ricostruendo questo modo di vivere, mette in evidenza l'identità unica della Chalosse in Nuova Aquitania, tra patrimonio enologico e innovazioni agricole. Il suo approccio immersivo, con animali coltivati e giardini, lo rende un luogo di vita di trasmissione del patrimonio rurale.
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