Origine e storia
Il Musée départemental Arles antico, noto come "Museo Blu" per le sue facciate in smalto blu che evoca il cielo Arlesiano, è stato inaugurato nel 1995 sulla penisola del circo romano, un sito strategico antico che confina con il Rodano. Progettato dall'architetto Henri Ciriani, l'edificio adotta una forma triangolare che simboleggia una "Città Mosa", con tre ali dedicate a collezioni permanenti, cultura (librario, reception) e ricerca (laboratorio, restauro). La sua impiantazione nei pressi dei resti del circo romano, costruito intorno al 148-149 d.C., rafforza il dialogo tra architettura contemporanea e patrimonio antico. L'estensione del 2013, dedicata al Gallo-Roman barge Arles-Rhône 3 (31 metri, scoperto nel 2004), illustra l'importanza del porto fluviale di Arelate, un hub commerciale tra il Mediterraneo e l'Europa settentrionale.
Le collezioni del museo ripercorrono la storia di Arles dal neolitico alla tarda antichità (VI secolo), con pezzi importanti come la colossale statua di Augusto (I secolo a.C.), il Venere d'Arles (copia del Louvre originale), o mosaici eccezionali come il rapimento d'Europa o Orpheus e animali. I sarcofagi paleocristiani (VII-VII secoli), che provengono dalle necropoli degli Alyscamps e Trinquetaille, formano una delle collezioni più ricche in Francia dopo Roma, testimoniando la transizione tra paganesimo e cristianesimo. Il museo conserva anche oggetti provenienti dagli scavi subacquei del Rodano, tra cui ancoraggi in legno e elementi di navigazione, che riflettono l'antica attività portuale.
La storia del museo risale al XVII secolo, quando i consoli di Arles esibirono le prime antichità nel municipio (1614), tra cui il Venere d'Arles prima del suo trasferimento a Versailles sotto Luigi XIV. Nel XVIII secolo, i "giardini dell'antichità" e un piccolo museo degli Alyscamps (1784) precedettero l'installazione di collezioni nella chiesa di Sainte-Anne (1826), poi la loro divisione tra arte pagana e cristiana nella cappella gesuita (1936). Il progetto di un museo unificato è emerso nel 1968 sotto l'impulso di Jean-Maurice Rouquette, curatore, per rispondere all'espansione delle scoperte archeologiche. La scelta del sito del circo romano, ricercato dagli anni '70 in poi, permette di collegare il museo ad un monumento emblematico della città, mentre il suo design innovativo (regolamento centrale, circolazione fluida) mette in evidenza pezzi di punta come i mosaici o il presunto busto di Giulio Cesare (2007).
Il museo svolge un ruolo attivo nella mediazione culturale, con mostre temporanee (ad esempio Rodin, la luce dell'antichità nel 2013), laboratori per bambini e conferenze scientifiche. Gestisce anche il Giardino dell'Orto, ispirato ai circhi romani e creato nel 2010, che offre un'immersione nella vegetazione e nei giochi antichi. Riconosciuto come museo marittimo dal 2016 per le sue collezioni subacquee, l'istituzione collabora con laboratori come ARC-Nucleart (Grenoble) per il restauro di oggetti fragili, come il barge Arles-Rhône 3, i cui boschi a bacino hanno richiesto un trattamento specializzato. Il museo è quindi parte di una dinamica di valorizzare il patrimonio Arlesiano, tra conservazione, ricerca e innovazione museale.
Tra i pezzi iconici, il sarcofago di Marcia Romania Celsa (IV secolo) illustra la ricchezza iconografica paleocristiana, con scene come L'Adorazione dei Magi o La Risurrezione di Lazzaro. I mosaici, come lo Zodiac (II secolo), rivelano l'artigianato locale e le influenze culturali (simboli, motivi geometrici). Il museo espone anche elementi di monumenti di spettacoli romani: altari del teatro antico (ad esempio l'Atel d'Apollon), modello delle Arenas, o pio circo, datato dalla dendrocronologia. Questi artefatti evidenziano il ruolo di Arles come una prospera colonia romana, segnata da vari culti (Mithra, Minerva) e vita urbana vivace (corte a pelo, giochi di gladiatori).
L'estensione 2013, dedicata all'archeologia fluviale, mette in risalto l'antico commercio attraverso il Rodano, con oggetti come l'ancora di legno con giaciture di piombo scoperte a Saintes-Maries-de-la-Mer. Il museo collabora con il DRASM (Dipartimento della Ricerca Archeologica Subaquatica) per studiare questi resti, testimoniando gli scambi tra Arelato e le province romane. Mostre temporanee, come Tesori del fondale marino (2022), esplorano questi temi, mentre progetti come Museomix (2014) innovano nella mediazione digitale. Il museo è quindi un protagonista della ricerca archeologica in Provenza, combinando la conservazione, l'istruzione e il turismo culturale.
Annunci
Si prega di accedere per inviare una recensione