Periodo di stabilimento Néolithique (≈ 4100 av. J.-C.)
Utilizzare come strumento di lucidatura
1867
Primo segno
Primo segno 1867 (≈ 1867)
Menzione alla Picardie Antiquary Society
11 février 1899
Classificazione monumento storico
Classificazione monumento storico 11 février 1899 (≈ 1899)
Protezione contro la distruzione da parte del vettore
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Patrimonio
Polissoir dit Grès de Saint-Martin (cad. A 126, 126bis, 127, 135): per ordinazione, 11 febbraio 1899
Dati chiave
Saint-Martin - Figura leggendaria
Leggenda relativa all'impronta del cavallo
G. Boulanger - Archeologo (1918)
Studio pubblicato nel Bollettino della Società Preistorica*
A. Ponchon - Ricercatore (1907)
Articolo sui lucidanti Somme
Origine e storia
La pietra arenaria di Saint Martin è un polisher neolitico scoperto nei pressi di Assevillers, nella Somme. Questo blocco di arenaria grigia, di forma triangolare (2,60 m di lunghezza), presenta coppe di lucidatura e scanalature utilizzate per affilare utensili in pietra. Originariamente situato a 1,5 km a nord del villaggio, è stato spostato vicino alla chiesa di Notre-Dame-de-l'Assunzione dopo la sua protezione nel 1899, evitando così la sua distruzione da parte dei vettori. Segnalato alla Picardie Antiquary Society nel 1867, testimonia le tecniche artigianali preistoriche.
La pietra porta una depressione naturale circondata da due ciotole circolari e scanalature, tracce tangibili del suo utilizzo da parte di comunità neolitiche. Una leggenda locale attribuisce questi segni a St.Martin: il suo cavallo, mentre si nascondeva per combattere il Diavolo, avrebbe lasciato il segno, trasformando la ciotola in un luogo di guarigione per i monti malati. Gli abitanti bevevano i loro animali lì, credendo nelle sue virtù curative.
Ranked un monumento storico l'11 febbraio 1899, il Grès de Saint-Martin illustra sia il patrimonio megalitico della Picardia che le credenze medievali popolari che hanno innestato su resti molto più antichi. Il suo studio è stato documentato all'inizio del XX secolo, in particolare da G. Boulanger (1918) e A. Ponchon (1907), evidenziando la sua importanza archeologica e folclorica.
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