Costruzione iniziale XVe siècle (≈ 1550)
Presunto periodo di costruzione del ponte.
1715
Progetto di costruzione
Progetto di costruzione 1715 (≈ 1715)
Progetto lanciato da Evisa e Ota.
29 novembre 1976
Monumento storico
Monumento storico 29 novembre 1976 (≈ 1976)
Protezione ufficiale del ponte.
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Patrimonio
Ponte genovese di Pianella (senza scatola catastale; dominio pubblico): classificazione per ordine del 29 novembre 1976
Dati chiave
Bernardo Pardini - Master mason lucquois
Costruttore del ponte con suo fratello.
Paolo Pardini - Master mason lucquois
Co-costruttore del ponte con Bernardo.
Origine e storia
Il Ponte di Pianella è un edificio genovese del XV secolo situato sul fiume Porto, all'uscita delle gole di Spelunca, tra i villaggi di Ota e D-Evisa in Corsica del Sud. Questo unico arco e ponte appoggiato all'asino, tipico dell'architettura civile genovese, non è mai stato ridisegnato e mantiene il suo stato originale. È stato classificato come monumento storico dal 29 novembre 1976, a causa del suo eccezionale valore di patrimonio.
Al suo ingresso, un edicolo una volta ospitava una statuetta di un santo patrono, probabilmente San Roch o Sant'Antonio Abbé, curando gli uomini e le mandrie utilizzando questo lavoro. Il ponte, costruito in pietra tagliata, ha un arco nel mezzo di 15,30 metri. La sua costruzione, iniziata nel 1715 dalle comunità di Evisa e Ota, fu affidata ai fratelli Bernardo e Paolo Pardini, maestri muratori lucquois, per un importo di 4 000 lire. Tuttavia, le controversie hanno interrotto il lavoro, la cui data di completamento rimane sconosciuta.
Il ponte di Pianella fa parte di un notevole paesaggio naturale, dominato dalle gole di Spelunca e dalla roccia Capu di Ota. Fa parte di una storica mulattiera, la Tra Mare e Monti, che collega Calenzana a Cargesis, e testimonia l'ingegneria genovese adattata ai vincoli geografici della Corsica. Il suo grembiule sul retro di un asino, pavimentato o ricoperto di ciottoli, e i suoi lunghi parapetti in pietra illustrano una maestria tecnica che unisce funzionalità ed estetica.
Questo ponte, come quello di Zaglia situato a monte, facilitava i movimenti dei pastori trasumani e degli abitanti, in una zona dove le gole di Spelunca costituivano un passaggio strategico tra le antiche piève di Sevidintro e Sevin fuori. Oggi rimane un esempio emblematico del patrimonio corso, integrato in un percorso culturale e naturale popolare per gli escursionisti.
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