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Tempio di Essarts di Grand Couronne à Grand-Couronne en Seine-Maritime

Patrimoine classé
Vestiges Gallo-romain
Temple Gallo-romain
Seine-Maritime

Tempio di Essarts di Grand Couronne

    Forêt de Rouvray
    76530 Grand-Couronne

Timeline

XIXe siècle
Époque contemporaine
1900
2000
1902
Ricerche iniziali di L. De Vesly
1922
Monumento storico
1966-1967
Charles Schneider Surveys
1991
Diagnostica relativa a RN138
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Il tempio: con decreto del 9 novembre 1922

Dati chiave

L. De Vesly - Archeologo Diretto gli scavi del 1902.
Charles Schneider - Archeologo Indagini condotte nel 1966-67.

Origine e storia

Il Tempio degli Essarts di Grand Couronne è un vestigio gallo-romano identificato come un fanum, tipo di santuario tipico di questo periodo. I primi scavi, effettuati nel 1902 da L. De Vesly, rivelarono il piano generale del tempio, rivelando una struttura cult circondata da una galleria e una cella centrale. Gli oggetti archeologici riesumati, comprese le monete, furono depositati nel museo dipartimentale delle Antichità nel 1903, segnando l'inizio dello studio scientifico del sito.

Nel 1966-1967, Charles Schneider ha condotto ulteriori indagini sui detriti degli scavi precedenti, confermando la presenza di una camera che delimita lo spazio sacro. Lo sviluppo del RN138 nel 1991 richiedeva una diagnosi archeologica, evidenziando lo stato degradato del sito: la pendenza stradale parzialmente oscurava l'edificio, mentre gli scavi sotterranei danneggiavano le pareti sud e est. Tre buche nel fanum e diciannove in periferia hanno permesso di chiarire l'organizzazione spaziale del santuario, nonostante l'erosione dei resti.

Ranked a Historical Monument con decreto del 9 novembre 1922, il tempio illustra l'importanza dei culti locali durante il periodo gallo-romano in Normandia. I successivi scavi hanno evidenziato la complessità del sito, combinando un edificio religioso centrale con un recinto sacro, anche se il suo stato attuale non permette più una facile lettura del suo piano originale. Le collezioni associate, conservate al Museo delle Antichità, rimangono una delle principali fonti per comprendere le pratiche rituali del periodo.

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