Occupazione del sito IIIe–Ier siècle av. J.-C. (≈ 51 av. J.-C.)
Periodo di attività del campo Galli
1938–1939
Scavi archeologici
Scavi archeologici 1938–1939 (≈ 1939)
Diretto da Mortimer Wheeler
30 mars 1953
Registrazione MH
Registrazione MH 30 mars 1953 (≈ 1953)
Protezione del sito iniziale
1er mars 1971
Classificazione MH
Classificazione MH 1er mars 1971 (≈ 1971)
Protezione dei campi migliorata
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Patrimonio
Camp (Box C 255): registrazione per ordine del 30 marzo 1953; Camp (Box n. 109, 131-133): Ordine del 1° marzo 1971
Dati chiave
Mortimer Wheeler - Archeologo
Diretto gli scavi del 1938-39
Origine e storia
Il campo gallico di Kercaradec, situato nel comune di Quimper in Finistère, è una collina-fortezza del tardo periodo di ferro (III – I secolo a.C.). Occupato fino alla fine del periodo Gaulish, questo sito isolato dagli assi commerciali marittimi coperti da 2 a 3 ettari in cima ad una collina a 93 metri di altitudine. Le sue difese comprendevano più rampe inclinate (1 a sud, 2 a ovest, 3 a nord), un sofisticato assetto interno e probabilmente palisades. L'organizzazione interna rimane sconosciuta, ma la sua architettura illustra le tecniche di fortificazione del bacino di Odet.
Gli scavi archeologici guidati da Mortimer Wheeler nel 1938-1939 rivelarono significativi resti, anche se il ruolo preciso di questa roccaforte — lontana dalle vie strategiche — rimane enigmatico. Il sito era protetto fin dal 1953 (registrazione) e classificato nel 1971 come monumenti storici. Il suo bulwark settentrionale, largo da 5 a 6 metri, è stato costruito con materiali di trincea, mentre un bulwark interno aveva gradini di accesso, dimostrando ingegneria avanzata per il tempo.
Contemporaneo con altri fori di Breton come il Campo Arthus o quello di Paule, Kercaradec offre un raro esempio di architettura militare Gaulish in Bretagna. Nonostante il suo graduale abbandono alla fine del I secolo a.C., il sito conserva un importante valore del patrimonio, legato al suo stato di conservazione e al suo contesto topografico. Le fonti scritte (Le Bihan & Villard, 2022; Maguer, 1996) e le basi Mérimée confermano la sua importanza nella comprensione delle dinamiche territoriali della Protostoria armena.