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Chiesa di San Sulpice de Morteau à Cirey-lès-Mareilles en Haute-Marne

Patrimoine classé
Patrimoine religieux
Eglise
Haute-Marne

Chiesa di San Sulpice de Morteau

    Morteau
    52700 Cirey-lès-Mareilles

Timeline

Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
1200
1300
1800
1900
2000
XIIe siècle
Costruzione della chiesa
XVIIe-XVIIIe siècles
Trasformazione in eremo
17 février 2010
Monumento storico
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

L'intera chiesa, compresa la casa dell'eremita (Box K 38): iscrizione per ordine del 17 febbraio 2010

Dati chiave

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Origine e storia

La chiesa di San Sulpice de Morteau è un edificio religioso del XII secolo, situato a Cirey-lès-Mareilles, nell'ex Champagne-Ardenne (ora il Grand Est). Apparteneva al villaggio scomparso di Morteau, di cui è l'ultima vestigia notevole. L'edificio si distingue per la sua navata a soffitto e il suo coro a volta in una culla, caratteristica dell'architettura romanica. Vicino all'ingresso c'è ancora la casa dell'eremita, testimoniando la sua trasformazione nei secoli XVII e XVIII, quando la chiesa perse la sua funzione parrocchiale.

La posizione della chiesa, lontano dalla colombacota del Castello di Morteau, suggerisce un'organizzazione spaziale tipica dei borghi medievali, dove edifici religiosi e signeuri coesistono senza sovrapporsi. L'edificio è stato classificato come monumento storico nel 2010, tra cui sia la chiesa che la casa dell'eremita (cadastal park K 38). Questa protezione tardiva riflette la sua importanza di patrimonio, nonostante abbia una posizione geografica che è considerata poco chiara (livello 5/10 a seconda delle fonti).

Nel Medioevo, le chiese rurali come San Sulpice hanno svolto un ruolo centrale nella vita della comunità, servendo come luoghi di culto, raccolta e talvolta rifugio. Il loro declino, come quello di Morteau, potrebbe derivare da depopolazione (epidemie, guerre) o riorganizzazione parrocchiale. La presenza di un eremo nel XVII-XVI secolo illustra una comune ricollocazione di edifici desacralizzati, spesso legati alle pratiche devozionali locali o all'isolamento spirituale.

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