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Chiesa di Santa Teresa di Val-Vert en Haute-Loire

Chiesa di Santa Teresa di Val-Vert

    18 Place Eugène Pebellier
    43000 au Puy-en-Velay
Proprietà del comune

Timeline

XIXe siècle
Époque contemporaine
2000
1961-1963
Costruzione della chiesa
14 juin 2002
Registrazione per monumenti storici
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

L'intera chiesa (Box AT 55): iscrizione per decreto del 14 giugno 2002

Dati chiave

Jacques Prioleau - Architetto Designer della Chiesa tra il 1961 e il 1963.
Léon Zack - Pittura di vetro Autore di vetrate e batik.
Philippe Kaeppelin - Sculptore Creatore di mobili e decorazioni interne.
Monsieur Lachaume - Imprenditore di muratura Ritornò un frammento di Gerusalemme.

Origine e storia

La chiesa di Sainte-Thérèse du Val-Vert fu costruita tra il 1961 e il 1963 in una zona in espansione a sud di Puy-en-Velay in Alta Loira. La sua architettura moderna, firmata dall'architetto Jacques Prioleau, contrasta con gli edifici tradizionali della regione. L'edificio, diffuso su tre livelli per adattarsi al pendio del terreno, si distingue per le sue facciate in cemento grezzo e le vetrate progettate dal pittore-vetro Léon Zack. Un frammento della piscina probatica di Gerusalemme, segnalato dall'imprenditore Lachaume, è incorporato nel battistero.

La struttura si basa su quattro pilastri in cemento che sostengono un telaio in metallo rivestito in rame. All'interno, il pavimento è pavimentato con ardesia, mentre le pareti e il soffitto sono rivestiti con pannelli di pino. L'arredo liturgico, sobrio e contemporaneo, è principalmente opera dello scultore ponolo Philippe Kaeppelin: altare in granito inciso, serbatoio battesimale, benigners, Cristo di gloria di rame, e tabernacolo con porta in bronzo dorato. Un patio boscoso, circondato dal Battistero e una cappella dedicata a Santa Teresa, precede l'ingresso al santuario.

La chiesa è completamente registrata con monumenti storici per ordine del 14 giugno 2002, riconoscendo così il suo valore di patrimonio. La sua elegante architettura e l'integrazione artistica riflettono le moderne aspirazioni della Chiesa cattolica negli anni '60, armonizzandosi con il modesto quartiere che lo circonda. La collaborazione tra architetti, artisti e artigiani locali è una notevole testimonianza del rinnovamento liturgico e architettonico del dopoguerra.

La scelta delle materie prime (concrete, granito, rame) e l'assenza di decorazioni inutili sottolineano il desiderio di semplicità e funzionalità. Le finestre di Leon Zack, così come il pannello batik che orna il coro, portano un tocco colorato e spirituale all'ensemble. L'edificio illustra anche l'influenza dei movimenti artistici contemporanei sui luoghi di culto, segnando una rottura con gli stili neogotici o neo-romani ancora dominanti all'inizio del XX secolo.

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