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Notre-Dame-de-Nazareth Cappella di Tolosa à Toulouse en Haute-Garonne

Patrimoine classé
Patrimoine religieux
Chapelle gothique
Haute-Garonne

Notre-Dame-de-Nazareth Cappella di Tolosa

    4 Rue Philippe-Féral
    31000 Toulouse
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth de Toulouse 
Crédit photo : Didier Descouens - Sous licence Creative Commons

Timeline

Moyen Âge central
Bas Moyen Âge
Renaissance
Temps modernes
Révolution/Empire
XIXe siècle
Époque contemporaine
1300
1400
1500
1600
1700
1800
1900
2000
vers 1260
Scoperta della statua miracolosa
1452-1520
Costruzione della cappella attuale
1525
Erezione collegiale tentata
1789
Chiusura rivoluzionaria
1800
Ritorno al culto
1954
Creazione della parrocchia italiana
27 décembre 1974
Classificazione monumento storico
Aujourd'hui
Aujourd'hui

Patrimonio

Chapelle Notre-Dame-de-Nazareth (cad. AB 128): iscrizione per ordine del 27 dicembre 1974

Dati chiave

Bertrand de l'Isle-Jourdain - Vescovo di Tolosa (11 ° secolo) Dota la prima cappella di un annuity
Georges d'Olmières - Presidente del Parlamento (XVI secolo) Tenta per renderlo una collegiata nel 1525
Michel de Vabres - Consigliere in Parlamento (†1546) Benefattore sepolto nella cappella
Jacques de Minut - Primo Presidente del Parlamento (†1536) La sepoltura è scomparsa nella cappella
Alfonso Masiello - Cappellano della Missione Italiana Diretto dalla parrocchia italiana dal 1939
Jules Saliège - Cardinale Arcivescovo di Tolosa Erezione della missione italiana nel 1954

Origine e storia

La cappella Notre-Dame-de-Nazareth trova la sua origine nella scoperta intorno al 1260 di una statua miracolosa vicino alla porta di Montgaillard, interpretata come una rappresentazione della Vergine o un'antica dea. Una prima cappella, fondata nel XIII secolo, fu distrutta durante le battaglie della guerra dei cent'anni, poi ricostruita tra il 1452 e il 1520 in puro stile gotico. Finanziato dai parlamentari di Tolosa, diventa un luogo di sepoltura per questi benefattori, come Michel de Vabres o Jacques de Minut.

Nel 1525 il presidente Georges d'Olmières cercò di renderlo collegiale, ma il progetto fu bloccato dai canoni di Saint-Étienne e dell'arcivescovo. La cappella, chiusa nel 1789 durante la Rivoluzione, perse il suo campanile e fu venduta come proprietà nazionale prima di essere restaurata per adorare nel 1800. Nel XIX secolo subì modifiche, tra cui la soppressione di due cappelle laterali, e successivamente accolse i Penitenti Neri e i Missionari Diocesi.

Nel XX secolo, la cappella divenne sede della Missione Cattolica Italiana di Tolosa nel 1954, sotto l'impulso del cardinale Saliège. Ranked un monumento storico nel 1974, conserva una ricca decorazione d'interni: volte inedite e terzi, pala d'altare barocca del XVII secolo, bassorilievi medievali e vetrate del XVI secolo. Oggi chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, si apre eccezionalmente agli eventi culturali.

L'architettura esterna, discreta e integrata con il tessuto urbano, contrasta con il suo interno gotico. Il cancello arcuato, decorato con una Vergine con un Bambino, conduce a una navata con due campate disuguali, mostrando distinte campagne di costruzione. Le cappelle settentrionali, di stile Luigi XIII, ospitano l'ultima tomba conservata, quella di Antoine Dadin di Hauteserre, mentre l'abside presenta un'Annunciazione in legno dorato e scene Mariane antiche.

La cappella illustra l'influenza delle élite parlamentari di Tolosa, che videro un simbolo di pietà e di potere prima della Rivoluzione. La sua storia riflette anche le tensioni religiose locali, come l'opposizione al suo aumento nella collegialità o il suo sequestro sotto il Terrore. Le successive trasformazioni (demolizioni, cambiamenti nell'assegnazione) sottolineano il suo adattamento ai bisogni culturali e sociali, dalla fratellanza dei Penitenti Neri alla comunità italiana.

Collegamenti esterni