Erezione terminale 74 ap. J.-C. (≈ 100)
Confine tra Vienna e Ceutrons sotto Vespasiano
1852
Scoperta del terminal
Scoperta del terminal 1852 (≈ 1852)
Trovato al Col de la Forclaz-du-Prarion
1875
Classificazione monumento storico
Classificazione monumento storico 1875 (≈ 1875)
Protezione ufficiale dello Stato francese
1999
Installazione di un facsimile
Installazione di un facsimile 1999 (≈ 1999)
Copia esposta a Plagnes (Passy)
Aujourd'hui
Aujourd'hui
Aujourd'hui Aujourd'hui (≈ 2025)
Position de référence.
Patrimonio
Iscrizione romana del Col de la Forclas: classificazione per lista del 1875
Dati chiave
Vespasien - Imperatore romano (69–79 d.C.)
Sponsor del pilastro di confine
Cn. Pinarius Cornelius Clemens - Legata di Auguste propreter
Testa di erezione terminale
Origine e storia
Il Forclaz-du-Prarion è un antico pilastro di confine romano eretto nel 74 d.C. al passo Forclaz-du-Prarion, tra i territori delle Allobroges (Vienna, provincia di Narbonnaise) e i Ceutrons (Alpi Greche). Si materializza anche un confine provinciale sotto l'Impero Romano. Conservato nel gneiss locale, porta un'iscrizione latina commissionata dall'imperatore Vespasiano ed eseguita dal suo legato Cn. Pinarius Cornelius Clemens, propreter dell'esercito di Germania superiore.
Scoperto nel 1852 nel luogo chiamato Larioz, vicino al passo, il terminal fu spostato poco dopo alla frazione di Plagnes (Commune of Passy). Dal 1999, un facsimile è stato esposto nel giardino della chiesa della Plagnes, mentre l'originale, protetto da un edicolo, è di fronte all'ex Hotel des Panoramas. L'iscrizione latina precisa l'autorità imperiale e la funzione di delimitazione territoriale, sottolineando il suo ruolo amministrativo e simbolico.
Classificato monumento storico nel 1875, questo pilastro illustra l'organizzazione romana delle Alpi e la gestione dei confini interni. Il suo testo epigrafico menziona esplicitamente le città interessate (Viennenses e Ceutronas) e il contesto politico della sua creazione, durante il regno di Vespasiano. Il confine testimonia anche le pratiche romane di marcatura territoriale, combinando utilità pratica e affermazione del potere imperiale.
Oggi, il monumento originale e la sua copia ci permettono di studiare le tecniche e l'epigrafia della pietra romana, così come la storia degli scambi alpini in tempi antichi. Il suo spostamento nel XIX secolo riflette le sfide di preservare il patrimonio archeologico, poi in piena riscoperta in Savoia.
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